I giorni del Baubone – Pino Pelloni

Queste cronache di fine millennio, apparse sul mensile “Playmen”, ci rivelano in pieno l’osservatore acuto e smaliziato del nostro tempo, lo scrittore di frammenti, il giornalista letterato, il critico e autore teatrale. L’attento storico del costume che con la sua penna ironica e ben attrezzata racconta un Paese scettico, annoiato e cazzeggiante.

Troverete il racconto degli anni del berlusconismo, dell’Italia che aumenta il debito pubblico, del Paese dei meroloni e dei partouze tra finanza, politica e spettacolo. Quell’Italia, oggi un po’ dimenticata, che ci ha accompagnato nel nuovo secolo con tanti sensi di colpa e con l’innocenza perduta per i troppi compromessi sottoscritti da cittadini distratti e una classe politica e intellettuale adagiata sulla mediocrità.

Giornalista e scrittore, critico letterario e teatrale, docente universitario satirista e polemista, Pino Pelloni ha iniziato la sua carriera professionale negli anni Settanta sulle pagine di “Paese Sera” sotto la direzione di Giorgio Cingoli, collaborandovi in seguito con la direzione di Arrigo Benedetti. Ha scritto per “Il Messaggero” e “La Nazione”, ha diretto il foglio di critica teatrale “La Ribata”, il settimanale satirico”La Peste”, Sports” il primo free press sportivo italiano e curato le pagine culturali del mensile “Playmen”.

Ha collaborato a programmi di Rai Uno nella struttura diretta da Brando Giordani. Con lo storico Piero Melograni ha realizzato l’opera multimediale “Storia della Seconda Guerra Mondiale” (RaiTrade-Corriere della Sera, 2009) e ha preso parte alla stesura de “L’Italia in guerra” (Marsilio, 2010)

Autore di testi per la radio e il teatro, ha all’attivo numerosi saggi dedicati alle culture dello spettacolo, alla storia sociale e alla storia del Novecento. Vanno ricordati: La paura mangia l’anima” (1982), “Goldoni postmoderno” (1987), “Le donne di Pedro Almodovar” (1992), “Il cinema di nascosto” (1994), “Storia del lavoro minorile in Italia” (2000), “Teatrino italiano” (2003), “Il tramonto dei Giusti (2010), “Risorgimento libertino” (2011), “Fedigrafi” (2013), “Parigi… mon amour” (2014), “Peccati di Gola” (2015).

Oggi dirige l’agenzia stampa com.unica ed è Segretario Generale della Fondazione Levi Pelloni.


L’introduzione di Nathan Steiner

Pino Pelloni: eretico, erotico e giornalista di razza

Seguace della linea tutta italiana della satira e dell’analisi del costume nazionale, disegnata nel dopouerra dalle penne sulfuree di Longanesi, Flaiano,Vincenzino Talarico, De Feo, Giovannino Russo e dalle firme del pannunziano “Il Mondo”, ha saputo far suo il detto che “essere provinciali non dipende da dove si vive, ma da come si pensa”. Ciociaro di nascita e romagnolo di origine, ma cosmopolita per vocazione, ha sempre combattuto il vero provincialismo, che è quello della mediocrità.

Figlio del dopoguerra e reduce del ’68 è ancor’oggi fedele al credo bianciardiano della “cultura al popolo”, provocatore sublime, conferenziere patafisico.

Narratore curioso, ha frequentato quella microsocietà bizzarra del mondo della politica, dello spettacolo e dell’intellettualità romana, che gli ha regalato battute, calembours, aforismi, doppi sensi e, come dice lui, anche tanta noia. Un mondo di parvenu e cocottine che gli ha permesso di cogliere il respiro millenario di una Capitale alle soglie del nuovo secolo, e di indagare l’indifferenza aristocratica alla sostanza effimera del brutto e l’ironia sorniona del suo genius loci.

Queste sue cronache di fine millennio, apparse sul mensile “Playmen”, ci rivelano in pieno l’osservatore acuto e smaliziato del nostro tempo, lo scrittore di frammenti, il giornalista letterato, il critico e autore teatrale. L’attento storico del costume che con la sua penna ironica e ben attrezzata racconta un Paese scettico, annoiato e cazzeggiante.

In queste pagine troverete il racconto degli anni del berlusconismo, dell’Italia che aumenta il debito pubblico, del Paese dei meroloni e dei partouze tra finanza, politica e spettacolo. Quell’Italia, oggi un pò dimenticata, che ci ha accompagnato nel nuovo secolo con tanti sensi di colpa e con l’innocenza perduta per i troppi compromessi sottoscritti da cittadini distratti e una classe politica e intellettuale adagiata sulla mediocrità.

Troverete, in queste sue pagine, uno spaccato sul sociale, sulla cultura di quegli anni e sul costume di un popolo che si stava immergendo nei gironi infernali dei social media e che già faceva intravedere il triste spettacolo dei giorni nostri.