Con “Apologia del fascismo” Davide Grippa e Clemente Volpini si aggiudicano il FiuggiStoria 2025 per la Saggistica

Con “Apologia del fascismo” Davide Grippa e Clemente Volpini si aggiudicano il FiuggiStoria 2025 per la Saggistica

Un libro scomodo, scritto non per chiudere il dibattito, ma per riaprirlo con consapevolezza

Davide Grippa e Clemente Volipini firmano con Apologia del fascismo. Passato e presente di un reato politico (Einaudi) uno studio esaustivo su un reato tipicamente italiano: l’articolo 4 della Legge Scelba (n. 645/1952), che punisce “chi pubblicamente esalta i principi, i metodi, i fatti del fascismo” ma che, in settant’anni, è stato applicato in modo intermittente, contraddittorio e spesso simbolico. Dialogando con storici come Ernesto Galli della Loggia (La morte della patria, 2003) e giuristi come Gustavo Zagrebelsky (Il diritto mite, 1992), gli autori sostengono che l’apologia rifletta un “non elaborato” del fascismo e che sia un “indicatore politico” delle contraddizioni italiane: spesso tralasciato per lassismo elitario (anni ’50-’70,), impunibile per ambiguità costituzionali (art. 21 vs. XII Disposizioni transitorie), e oggi insufficiente contro un revisionismo sempre più diffuso.

Nato dala collaborazione di due autori con esperienze scientifiche diverse, Grippa ha scritto tra l’altro Il fantasma del duce. La destra italiana e la memoria del fascismo. con A. Focardi, Viella, 2018: Processi al fascismo. La depurazione in Toscana (1945-1948) Le Monnier, 2021, Volpini ha invece lavorato su un reato sicoramente controverso, su Libertà di espressione e limiti penali (Giappichelli, 2020)Il reato d’opinione nell’Italia repubblicana (con M. Galgano, 2022).

Questo libro non è un pamphlet antifascista né un trattato giuridico, ma una storia politica di un “reato fantasma”. Gli autori ricostruiscono tre fasi nela sua incerta applicazione:

  • 1945-1952: tra le amnistie Togliatti, la paura di una guerra civile infinita e la necessità di reintegrare centinaia di migliaia di ex-fascisti, il legislatore sceglie un reato debole, privo di sanzione accessoria della perdita dei diritti politici.
  • 1952-2000: decenni di tolleranza di fatto (processi a neofascisti spesso archiviati, saluti romani impuniti, Almirante che entra in Parlamento senza problemi).
  • 2000-oggi: l’esplosione mediatica e social del revisionismo «soft» (canti negli stadi, gadget mussoliniani, pellegrinaggi a Predappio) e la difficoltà di applicare una norma pensata per le squadracce del 1946 ai meme di TikTok.

La tesi è netta: il reato di apologia è servito più come “valvola di sfogo” per la coscienza antifascista che come strumento repressivo efficace. La sua impunità strutturale è figlia della “generosità repubblicana” verso l’ex-MSI e del patto implicito che ha permesso alla destra post-fascista di crescere senza mai fare i conti fino in fondo col passato.

Con una scrittura limpida e un apparato documentario impressionante (sentenze, atti parlamentari, verbali di polizia), Grippa e Volpini smontano il mito dell’Italia “sempre antifascista” e mostrano come il Paese abbia preferito convivere con i fantasmi piuttosto che elaborarli. Un libro scomodo, scritto non per chiudere il dibattito, ma per riaprirlo con consapevolezza.