Il libro è un’appassionata e rigorosa ricostruzione biografica dedicata a Miriam Mafai (1926-2012), una delle voci più lucide, critiche e influenti della politica italiana del Novecento
Il testo, vincitore nella Sezione Biografie, si colloca in continuità con due opere precedenti di Annalisa Cuzzocrea, Il crepuscolo del maschio (Rizzoli 2021) e Le ragazze del ’900 (con Concita De Gregorio, Rizzoli 2023), nei quali emergeva l’interesse per le donne che hanno forzato i confini del loro tempo.
Giornalista, partigiana, intellettuale laica, dirigente del PCI e poi firma storica di Repubblica, Mafai attraversò la storia senza mai lasciarsi chiudere in un’unica definizione. Il libro nasce da una lunga frequentazione (Cuzzocrea ha lavorato per anni nella stessa redazione) e da un tesoro privato: la “scatola blu” che la figlia Sara ha affidato all’autrice, con lettere, diari, fotografie e documenti inediti. saggi e i libri. Partendo dagli scritti di maggiore densità autobiografica Pane nero. Donne e vita quotidiana nella Seconda guerra mondiale (Rizzoli, 1987; ristampa BUR 2022 che attinge alla sua esperienza di figlia di esuli e partigiana e Il lungo freddo (Rizzoli, 2008): sul declino del comunismo, con echi della sua militanza. Una vita, quasi due (2012, postumo), la sua autobiografia incompiuta.
Cuzzocrea ricostruisce la sua vita con pudore e rigore, attingendo a una molteplicità di fonti. Si muove su piani diversi: 1. la vita familiare (la fuga da Firenze nel 1938 per le leggi razziali, i genitori artisti Mario Mafai e Antonietta Raphaël); 2. la militanza (la resistenza romana a diciassette anni, 3. la direzione di ‘Noi donne’, il dissenso interno al PCI dopo Praga ’68 e l’Afghanistan); 4. la scrittura (gli anni accanto a Giancarlo Pajetta, il passaggio a Repubblica nel 1976, le cronache del caso Moro e della morte di Berlinguer).
Ma vi è anche spazio per notazioni personali che donano al volume un tono più intimo, quasi un lungo reportage affettuoso che sfugge ai rischi della santificazione: la maternità vissuta con distacco, le scelte dolorose, i legami affettivi non sempre sereni.
Scritto con misura, senza enfasi retorica, il libro si legge come una lunga conversazione con una donna che non ha mai voluto fermarsi e restituisce la complessità di una vita vissuta intensamente e la forza quieta di chi ha sempre preferito la verità al conformismo. “E non scappare mai” è l’invito che risuona lungo tutta la sua vita: un monito a non distogliere lo sguardo dalle ingiustizie, a restare nell’agone della Storia, armate solo della propria intelligenza e del proprio cuore critico.
