A Tommaso Speccher il FiuggiStoriaSpecial per “Storie della Resistenza tedesca”

A Tommaso Speccher il FiuggiStoriaSpecial per “Storie della Resistenza tedesca”

Il libro del ricercatore e divulgatore presso il Museo ebraico di Berlino – edito da Laterza – proposto e scelto dal Club “Amici del FiuggiStoria”

La storiografia sul Widerstand è vasta e controversa: dagli anni ’60 (post-processo Eichmann) è evoluta in “mito eroico”, soprattutto nella DDR, o nella scoperta di quella che viene definita “emigrazione interna”; si è quindi sviluppata in analisi critica che guardava soprattutto alle forme non armate di resistenza (e ad una opposizione civile e intellettuale) in cui si esprimevano le differenze di genere o le vocazioni artistiche o religiose degli oppositori.

Tommaso Speccher affronta il tema della Vergangenheitsbewältigung partendo dalla vita e, spesso dalla morte di chi, dal 1933 al 1945, per quanto possibile si oppose: studenti della Rosa Bianca, comunisti della Rote Kapelle, aristocratici del Kreisau, adolescenti mormoni come Helmuth Hübener, donne come Liane Berkowitz, ufficiali come Stauffenberg o i fratelli Schulze-Boysen, che dal cuore della Luftwaffe passavano segreti agli Alleati. In genere persone normali o rappresentate da Speccher come tali: “Non esistevano eroi pronti all’uso: esistevano persone normali che, a un certo punto, decidono che obbedire significa diventare complici.” (p. 19). In un regime in cui la “guerra totale” soffocava ogni spazio collettivo, la resistenza – a differenza da quanto accadde in Italia con l’8 settembre – è individuale, quotidiana, spesso silenziosa, e quasi sempre termina con la morte. Scrive Speccher: “Mentre l’Italia festeggia il 25 aprile come inizio, la Germania ricorda il 20 luglio come sconfitta: eppure entrambe le date ci dicono la stessa cosa: che anche nel cuore del mostro qualcuno scelse di restare umano”.

Speccher intreccia biografie a un’analisi storico-filosofica che parte dagli archivi della Gestapo, dai processi nazisti riesumati al Bundesarchiv, dalle testimonianze raccolte nei memoriali berlinesi e dalle tradizioni commemorative. Il risultato è un testo che dialoga con la grande storiografia – da Peter Hoffmann a Schieder – con ampiezza ed equilibrio.

Rispetto ai suoi lavori precedenti (La Germania sì che ha fatto i conti con il nazismo, Laterza 2022, e il volume accademico Täter und Opfer, 2019) Speccher compie un salto: se nel 2022 smontava il mito della memoria tedesca “perfetta”, qui illumina il prima, mostrando che la resistenza fu la premessa etica della riconciliazione postbellica.

Brillante è lo sguardo sul dopoguerra: la memoria resistenziale, Esclusa dal discorso fino alla riunificazione ’90, oggi è pilastro dell’identità tedesca, nei memoriali e nelle scuole, anche contro l’ascesa AfD. Speccher denuncia le “memorie convenienti”: la Rosa Bianca esaltata, i comunisti emarginati. Speccher non offre risposte facili, ma domande scomode che coinvolgono anche l’Italia? Il libro, parte della serie Laterza sul debunking mitologico, invita a rileggere la storia non come fatalità, ma come scelta etica. “La resistenza tedesca non salvò il mondo, ma rese possibile, dopo, negare che il male fosse stato totale.” (p. 87) .