Il riconoscimento al giornalista per il libro Vertical (66thand2nd), dedicato alla figura di Gigi Riva
Ci sono libri che raccontano lo sport, e libri che lo attraversano per parlare dell’uomo, del tempo, della memoria collettiva. Vertical di Paolo Piras appartiene con pieno merito alla seconda categoria: è un’opera che supera i confini della biografia per restituire la dimensione epica e profondamente umana di Gigi Riva, l’Hombre Vertical, trasformando la sua storia individuale in una parabola capace di illuminare un intero pezzo di storia italiana.
Giornalista e scrittore di grande sensibilità narrativa, Paolo Piras dirige oggi la redazione Esteri di Rai News 24. In passato si è occupato di calcio, ha firmato una rubrica per La Domenica Sportiva e ha dedicato alla saga rossoblù il volume Bravi & Camboni (2014). Con Vertical, Piras compie un salto ulteriore: fonde cronaca e poesia, rigore giornalistico e immaginazione letteraria, dando vita a un romanzo biografico che è allo stesso tempo inchiesta, ritratto psicologico e canto epico.
Il libro si apre con una scena destinata a restare: i funerali di Riva a Cagliari, “trenta, quarantamila persone che trattengono il fiato insieme”. Da quel silenzio sospeso prende forma un racconto che attraversa l’infanzia dura a Leggiuno, l’approdo quasi forzato in Sardegna, la lenta trasformazione dell’esilio in appartenenza. Piras indaga la “verticalità” di Riva – più profonda del celebre “Rombo di Tuono” – come cifra morale: l’integrità che non si piega, nemmeno davanti ai milioni del Nord, e che diventa simbolo di una terra, di un popolo, di un’idea di dignità.
Come ogni grande opera sportiva, Vertical mostra che lo sport non è un’appendice della storia, ma una delle sue forme più vive: campo in cui si incrociano identità, conflitti sociali, mobilità, riscatto, mito. Lo storico che guarda allo sport scopre un laboratorio del Novecento, uno specchio delle trasformazioni culturali e politiche, un archivio di passioni collettive. Paolo Piras lo dimostra con straordinaria intensità: il Cagliari dello scudetto del 1970 diventa metafora di un’Italia in cambiamento, e la vita di Riva una lente attraverso cui leggere la fragilità e la forza di un’epoca.
Le motivazioni del premio
Per la capacità di restituire la grandezza di Gigi Riva con una scrittura insieme rigorosa e poetica; per aver trasformato una storia sportiva in una narrazione che tocca la letteratura, l’identità e la memoria; per aver ricordato a tutti noi che lo sport è storia, e che la storia non può fare a meno dello sport.
