La scelta di aiutare gli ebrei venne ponderata alla luce del comandamento dell’amore e dell’esempio del buon samaritano, come risulta dalle sottolineature vergate sulla loro Bibbia
In occasione del Progetto “Enhancing cognitive skills and social well-being through English Learning for seniors” che vede la Fondazione Giuseppe Levi Pelloni impegnata con i polacchi della Fondacja Edunet e i portoghesi del Centro Cultural e Deportivo de Sao José, molto interessante è stata la visita al Museo dei Polacchi che salvarono gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale nella città di Markova.
Significativa e commovente la vicenda della famiglia di Jozef Ulma e di sua moglie Wiktoria Niemczak, annoverati nel 1995 tra i Giusti di Israele e in via di santificazione da parte della Chiesa di Roma.

L’eccidio dell’intera famiglia Ulma è avvenuto nel contesto della persecuzione contro gli ebrei scatenatasi in Polonia nel 1939 a seguito dell’invasione nazista. Nel 1942, dopo la decisione hitleriana di attuare l’infame “soluzione finale”, gli Ulma accolsero in casa la famiglia ebrea di Saul Goldmann composta di 8 persone. Pur consapevoli del rischio e nonostante le ristrettezze economiche, gli Ulma nascosero i Goldmann per un anno e mezzo. Il 24 marzo 1944 si presentarono dei gendarmi che perquisirono l’abitazione. Scoperti i Goldmann, i poliziotti trucidarono le due famiglie.
La famiglia Ulma venne uccisa dai poliziotti nazisti il 24 marzo 1944, subito dopo la famiglia Goldmann.

Guidava la spedizione omicida il comandante Eilert Diecken e tra gli esecutori vi era il gendarme Joseph Kokott. Essi furono mossi da odio antisemita e da un’avversione anticristiana persino prevalente, non solo teorica o remota. Benché non fosse richiesto dai regolamenti della gendarmeria, Diecken aveva abiurato dalla fede cristiana-evangelica proprio entrando nella polizia nazista. Anche Kokott, pur non appartenendo alle SS, esibiva sul berretto la “macabro teschio” che distingueva pure i membri dei gruppi himmleriani di matrice satanista e esoterica, gli stessi a cui apparteneva probabilmente Diecken. Il comandante volle selezionare personalmente il gruppo di fuoco per la spedizione contro gli Ulma, assicurandosi che vi fossero i gendarmi più feroci, tra cui Kokott. Essi erano in servizio nel villaggio: conoscevano la militanza cattolica degli Ulma e la motivazione evangelica della loro ospitalità, estranea all’interesse economico. Gli infanticidi erano nefandezze totalmente discontinue rispetto a qualsiasi “giustificazione penale”. Tre o quattro bambini degli Ulma furono uccisi proprio da Kokott, che poi reagì alla richiesta di sepolture separate per ebrei e cristiani minacciando di morte il seppellitore e sparandogli vari colpi. Il massacro fu “festeggiato” con sghignazzi e bevute di vodka, come in un macabro rituale.
La famiglia Ulma era molto religiosa e frequentava la parrocchia. I bambini erano battezzati e coinvolti nella fede operosa dei genitori. Per il nascituro vi fu il battesimo di sangue. La scelta di aiutare gli ebrei venne ponderata alla luce del comandamento dell’amore e dell’esempio del buon samaritano, come risulta dalle sottolineature vergate sulla loro Bibbia.
I Martiri sono:
1. Józef Ulma. Nato il 2 marzo 1900 a Markowa (Polonia), si diplomò alla scuola agricola di Pilzno. Il 7 luglio 1935 sposò Wiktoria Niemczak. A Markowa Józef aveva una fattoria, commerciava in ortaggi, si occupava di frutticoltura, insegnando nel villaggio tecniche di coltivazione e di allevamento di api e bachi da seta e produceva anche, in modo artigianale, pellame. Inoltre, dirigeva una cooperativa lattiero-casearia ed era iscritto a una cooperativa sanitaria a Markowa. Era un fervente cristiano. Frequentava abitualmente la parrocchia di Santa Dorotea di Markowa, era il bibliotecario nel Circolo della Gioventù Cattolica e membro attivo dell’Unione della Gioventù Rurale “Wici”. Era benvoluto da tutti in paese ed era in buoni rapporti di amicizia con gli ebrei.
2. Wiktoria Niemczak. Nata il 10 dicembre 1912 a Markowa (Polonia), dopo il matrimonio con Józef Ulma, si dedicò alla casa e ai figli, aiutando il marito nelle sue attività e partecipando insieme a lui alla vita della comunità cristiana di Markowa. Si dedicava anche al teatro, prendendo parte alle recite del gruppo teatrale amatoriale dell’Unione della Gioventù Rurale “Wici”. Apparteneva, assieme al marito, alla Confraternita del Rosario Vivente, partecipando attivamente alle iniziative di preghiera e di apostolato.
3. Stanisława, nata il 18 luglio 1936;
4. Barbara, nata il 6 ottobre 1937;
5. Władysław, nato il 5 dicembre 1938;
6. Franciszek, nato il 3 aprile 1940;
7. Antoni, nato il 6 giugno 1941;
8. Maria, nata il 16 settembre 1942;
9. il settimo figlio, fu trovato nato la settimana successiva, quando alcuni uomini dissotterrarono la famiglia Ulma per una sepoltura più degna.
Pertanto, l’età dei piccoli va dagli otto anni a neanche un giorno.
Già nella seconda metà del 1942, nascosero Saul Goldman e i suoi quattro figli adulti, nonché Lea Didler e Gołda Grünfeld e la loro figlia neonata. I Goldman erano vicini di casa di Józef Ulma, noto per la sua gentilezza nei confronti degli ebrei. In precedenza, aveva aiutato un’altra famiglia ebrea a costruire un nascondiglio.
La famiglia Ulma è stata anche testimone di come nel 1942, nel terreno vicino dove erano sepolti gli animali, i nazisti abbiano fucilato 34 ebrei di Markowa e della zona circostante. Tra gli oltre 4.000 abitanti di Markowa, gli Ulma non erano l’unica famiglia a nascondere gli ebrei. Almeno altri 20 ebrei sono sopravvissuti all’occupazione in cinque case di contadini.
Prima della Seconda Guerra Mondiale, a Markowa vivevano circa 120 ebrei.
Józef Ulma nacque il 2 marzo 1900 a Markowa, settimo figlio di Marcin Ulma e Franciszka Kluz. Prima ha completato quattro classi delle scuole elementari e poi, dopo il servizio militare, si è diplomato con un premio finale presso la scuola agraria di Pilzno. Nel 1935 Józef sposò Wiktoria Niemczak, anch’essa di Markowa.
Wiktoria è nata il 10 dicembre 1912. All’età di 6 anni ha perso la madre. Ha frequentato la scuola pubblica di Markowa. Ha anche frequentato i corsi dell’Università popolare nella vicina Gać. Dopo il matrimonio si è dedicata al lavoro domestico e alla cura dei figli.
Durante i nove anni di matrimonio, dalla famiglia Ulma nacquero sei figli: Stanisława (nato il 18 luglio 1936), Barbara (nata il 6 ottobre 1937), Władysław (nato il 5 dicembre 1938), Franciszek (nato il 3 aprile 1940), Antoni (nato il 6 giugno 1938, 1941) e Maria (nata il 16 settembre 1942). Li hanno cresciuti nello spirito della fede e dell’amore cristiano, insegnando loro l’amore per il lavoro e il rispetto per gli altri. Nella primavera del 1944, Wiktoria aspettava un altro figlio.

Józef e Wiktoria erano agricoltori in una piccola fattoria di alcuni ettari di loro proprietà, come è consuetudine in Polonia. Józef era un uomo estremamente laborioso e inventivo. Oltre alla coltivazione di ortaggi, si dedicava anche alla frutticoltura, di cui era un attivo promotore nel villaggio. Fondò i primi frutteti e un vivaio di alberi da frutto, dove ogni settimana dava dimostrazioni di tecniche di giardinaggio.
Offriva volentieri consigli e aiuto, trasmettendo agli altri le conoscenze appena acquisite. Conosceva l’apicoltura e teneva diversi alveari. La sua innovazione si rivela anche nel fatto che fu il primo del villaggio a introdurre l’elettricità nella sua casa, collegando una lampadina a un piccolo mulino a vento costruito a mano.
Józef aveva molta iniziativa sociale e partecipava attivamente agli affari della comunità locale. È stato bibliotecario nel Club della Gioventù Cattolica, membro attivo dell’Unione della Gioventù Rurale della Repubblica di Polonia “Wici”. Ha anche gestito la cooperativa lattiero-casearia di Marków ed è stato membro della cooperativa sanitaria di Markowa. La sua più grande passione era la fotografia, un’attività estremamente rara nei villaggi polacchi dell’epoca. Ha imparato a conoscere la fotografia dai libri. Wiktoria, invece, era un’attrice del gruppo teatrale amatoriale dell’Associazione della Gioventù Rurale della Repubblica di Polonia “Wici”.
Józef e Wiktoria erano membri attivi della parrocchia di Santa Dorotea a Markowa. La loro vita di fede si basava sui due comandamenti: l’amore per Dio e l’amore per il prossimo. Già da adolescente, Józef partecipò alle attività dell’Associazione delle Messe della diocesi di Przemyśl. È stato anche membro dell’Associazione della Gioventù Cattolica. Come coniugi, hanno approfondito la loro fede attraverso la preghiera in famiglia e la partecipazione alla vita sacramentale della Chiesa. Entrambi appartenevano anche alla Confraternita del Rosario Vivente. Per Józef e Wiktoria la vita cristiana dei loro figli era la cosa più importante. Hanno trasmesso loro una fede viva in Cristo e l’amore per tutti, senza eccezioni.
