I sessanta anni della “Nostra Aetate"

I sessanta anni della “Nostra Aetate”

Il secondo incontro del progetto “Baruch Abbà” si è tenuto con la Fraternità Monastica Missionaria della Parrocchia di Sant’Antonio Abate a Maccarese

Nel cuore della Diocesi di Porto-S.Rufina si è svolto un seminario di lavoro promosso da Don Giovanni Di Michele e dalla Fraternità Monastica Missionaria di Maccarese, in collaborazione coi fratelli ebrei della Fondazione Giuseppe Levi-Pelloni e del Centro Internazionale di Studi Ebraici Sha’ar Haramim di Roma, sulla dichiarazione di Nostra Aetate, il testo che ha cambiato radicalmente il modo in cui la Chiesa Cattolica guarda alle altre religioni, in particolare l’Ebraismo. Dopo l’introduzione di Paola Sonnino, Vice Presidente della Fondazione romana e di Livio Spinelli allievo del Cardinale Eugenio Tisserant, sono intervenuti Giuseppe Levi Pelloni e Don Giovanni Di Michele, quest’ultimo promotore del Volume “La Chiesa incarnata nel Concilio Vaticano II nel 60° anniversario” e di un calendario itinerante d’incontri su questo tema nelle vicarie diocesane. Paola Sonnino, docente e preside delle scuole ebraiche di Roma, ha sottolineato l’importanza di trovare punti di contatto attraverso cui conoscersi, integrarsi e raccordarsi mantenendo forti legami e conoscenze: per questo è necessario creare occasioni per confrontarsi come staimo facendo noi con il percorso che si chiama Baruch Abbà.

Giuseppe Levi Pelloni ha evidenziato che non era mai esistito prima d’ora alcun documento con una portata teologica assolutamente inedita come “Nostra Aetate”: la Chiesa Cattolica per la prima volta nella storia offre un testo dottrinale sulle religioni non cristiane. L’Ebraismo vi si inserisce lentamente con una lunga progressione. Durante la Seconda Guerra Mondiale Papa Pio XII si prodigò in favore degli ebrei, con manifestazioni di aiuto verso gli ebrei romani, levando la sua voce per condannare i persecutori. Questi interventi però non produssero effetto, i tempi ancora acerbi non lo consentirono, fu a seguito degli avvenimenti accaduti durante la seconda guerra mondiale (leggi Shoah), con la persecuzione italiana e le leggi razziali, che ebbe inizio un graduale risveglio da ambedue le parti, ebraica e cattolica, che generò uno svolgersi di iniziative intese ad approfondire la comprensione tra le parti nel tentativo di migliorare questo rapporto tra gli ebrei cristiani. Pio XII si rivelò soltanto il timido inizio di un fenomeno di cui nessuno poteva ancora prevedere lo sviluppo.  All’interno della Chiesa furono il pontificato di Giovanni XXIII, il Papa buono, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, ad accelerare definitivamente questo processo di comprensione e di rispetto anche a livello teologico.

Questo nostro incontro è stato l’occasione per continuare l’esame dell’Enciclica “Nostra Aetate”, che consentì nel lontano 13 aprile 1986 di “abbracciarsi” in Sinagoga Papa Giovanni Paolo II e il Rabbino Elio Toaff per un percorso, ritenuto comune e necessario tra “fratelli maggiori e minori”, in nome di uno stesso Padre e di una fratellanza di studio come limite all’incomprensione e all’antisemitismo. Da allora il percorso non è stato né costante né sempre fruttuoso, ma fedeli all’insegnamento dellaTorà e ai valori comuni tra le tre religioni monoteiste, abbiamo continuato il percorso denominato:“Baruch Abà Ashem Adonai”… ricordando l’accoglienza che Abramo fece, presso la sua tenda aperta sui quattro lati, ai tre viandanti sconosciuti, arrivati in visita: stranieri o angeli del Signore? Non importa, tuttavia andavano accolti e fatti riposare.

Don Giovanni Di Michele ha sottolineato come il Concilio Vaticano II rappresenti un atto fondante di apertura verso tutte le religioni, superando l’antisemitismo e promuovendo l’interdipendenza e la convivenza tra i popoli, sottolineando l’importanza di riconoscere Dio come Padre di tutti e di vivere la fratellanza universale, invitando a un comportamento fraterno tra tutti gli uomini, cristiani e non cristiani: “ dobbiamo ritornare a questa reciproca dipendenza e convivenza, infatti tutti i popoli costituiscono una sola comunità hanno una sola origine poiché Dio ha fatto abitare l’intero genere umano assieme. “ Per la prima volta un Concilio promulgava un documento specifico sulle altre religioni con il carattere di dichiarazione e con un contenuto marcatamente ecumenico. Il capitolo più lungo e articolato riguarda proprio la relazione della Chiesa con l’ebraismo: 63 righe sulle complessive 177 righe della dichiarazione, riguardo coloro i quali Giovanni Paolo II, in visita alla Sinagoga di Roma, chiamò Fratelli Maggiori. Dunque “un sì per le radici ebraiche del cristianesimo e un no all’antisemitismo”, laddove il Concilio Vaticano II stesso predica dunque la mutua conoscenza e stima da ottenere mediante studi biblici e teologici e un dialogo fraterno, scopo fondante anche del nostro incontro.

Dal dibattito è riemerso un concetto di integrazione e di interdipendenza tra le due religioni in nome di un padre comune e soprattutto di uno studio più attento dei testi. Testi che in questi ultimi anni sono stati meno esaminati per un maggiore interesse sia individuale che mondano ed economico in nome di nazionalismi e accesi desideri suprematisti.

Al termine dell’incontro ci si è ripromessi di proseguire in questo fecondo dialogo per una maggiore comprensione e studio sia nostro che relativo all’enciclica stessa e al tema della fratellanza. Livio Spinelli, auspicando che la Commissione per l’Ecumenismo si doti di un documento pastorale, come guida al confronto con le altre realtà religiose presenti nella Diocesi, dove da oltre un secolo, a Santa Marinella, si riscontra la più numerosa presenza di cittadini italiani di religione ebraica, con personaggi illustri quali il medico pneumologo Guido Aronne Mendes primario di quel Sanatorio, divenuto l’Ospedale del Bambino Gesù, il Premio Nobel Franco Modigliani e Giorgio Bassani, autore del romanzo “Il giardino dei Finzi-Contini” che inizia dal cuore della nostra Diocesi, oltre alla numerosa e attiva presenza di Cristiani Ortodossi con le loro chiese, nonché i Musulmani.

Don Federico Tartaglia responsabile diocesano della Commissione per l’Ecumenismo ha sottolineato che la conoscenza della Parola di Dio debba necessariamente essere oggetto di studio profondo e che da essa consequenzialmente scaturisca il rispetto per le le altre religioni del Mondo; il Parroco è dunque chiamato ad una missione formativa e aggregativa, con l’obiettivo di promuovere una coscienza collettiva sui temi fondanti che hanno segnato per sempre il cammino della Chiesa nel terzo millennio. A seguire si è aperto un fecondo dibattito con gli interventi del Parroco Don Massimiliano Claro, e i membri della Fraternità Monastica coautori del volume, fra i quali la signora Marina Pallotta.