Gli ebrei di Cracovia

Gli ebrei di Cracovia

La Fondazione Giuseppe Levi Pelloni in visita al quartiere di Kazimierz alla scoperta della storia degli ebrei di Cracovia

La presenza degli ebrei in Polonia la si può far risalire nel X secolo. Ma è solo nel XIV secolo che iniziano ad arrivare in massa e a stabilirsi a Cracovia dove troviamo registrata nel 1304 la prima Comunità. Costretti ad abbandonare la città nel 1495 su pressione dei Cattolici che mal tolleravano le loro libertà commerciali (gli Ebrei infatti potevano tra l’altro dare e ricevere prestiti a differenza dei Cattolici) si trasferiscono a Kazimierz, una citttà autonoma all’epoca, fondata nel 1335 da Casimiro III il Grande che le dette il suo nome, nei pressi del castello di Wawel una collina vicino Cracovia.

Quindi, banditi dalla città vecchia di Cracovia, fecero di Kazimierz il loro principale luogo di residenza, dando vita a una comunità che costruì sinagoghe, scuole e istituzioni culturali, trasformando il quartiere in uno dei più importanti centri dell’ebraismo europeo. Il loro paradiso terrestre. Dopo il 1795, con l’avvento dell’impero austriaco, Kaziemierz fu completamente annessa alla città di Cracovia, ma coloro che erano di religione ebraica continuarono a non essere considerati cittadini.

La situazione per gli Ebrei ovviamente precipitò con l’arrivo dei Nazisti che si stabilirono proprio in quest’area. All’inizio dell’occupazione nazista, gli Ebrei a Cracovia erano 68.000, circa 65.000 morirono, poche migliaia riuscirono a scappare. Oggi ce ne sono meno di 1.000. Ora Kazimierz, unico quartiere di Cracovia a fa parte del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, è un luogo di enorme significato per la cultura ebraica.

Ed è proprio nel quartiere di Kazimierz che Pino Pelloni, Anna Valentini e Roberta Ascarelli si sono addentrati tra viuzze, botteghe e sinagoghe per immergersi in una storia molto antica e per riflettere su un periodo terribile della storia del ‘900 e non solo.

Abbandonato e trascurato, il quartiere è rinato qualche anno fa. E ha conquistato la ribalta per essere stato l’ambientazione del film Schindler’s List. Il Kazimierz è ricco di storia e attrattiva ed è il secondo complesso in Europa per numero di monumenti ebraici (preceduto solo dal quartiere Josefow di Praga) e ospita, dal 1998, il Festival della cultura ebraica.

La nostra passeggiata non può che iniziare da piazza Szeroka, luogo simbolo di Kaziemierz. Qui si affacciano due sinagoghe (pare che un tempo ce ne fossero quattro): quella del rabbino Remu e la Sinagoga Vecchia. Purtroppo entrambe sono state depredate dai nazisti, ma quella vecchia resta comunque interessante per la presenza di un museo dedicato alla storia della cultura ebraica.

Dal lato opposto della Sinagoga Vecchia, ecco la  via Zserokain e dove un tempo c’erano le antiche botteghe, oggi ci sono ristoranti che conservano però tracce del passato.
Punto focale della piazza è il giardinetto: un tempo era un cimitero, ma i nazisti usarono le lapidi per il selciato. Accanto al giardino c’è una panchina con una statua: è in memoria dell’inascoltato 
Jan Karski, militare polacco che denunciò per primo, a partire dal 1942, i campi di sterminio. Pino Pelloni ha raccontato la sua storia nel libro “Il tramonto dei Giusti” mentre la Fondazione gli ha dedicato, alla Camera dei Deputati insieme all’Istituto di Culltura polacco di Roma, un incontro e la proiezione di un film.

Non abbiamo perso nel nostro girovagare la Sinagoga di Isacco, la più grande della città. La cui storia è legata all’opposizione dei Cattolici, che cercarono di bloccarne la costruzione, e ai vari usi durante e dopo la guerra: fu tra l’altro teatro e magazzino, prima di tornare agli Ebrei. E ancora proseguendo per via Warszauera, abbiamo visto un frammento di muro dell’originale separazione che divideva gli Ebrei dal resto della città e siamo arrivati in Plac Nowy, dove c’è l’ex mattatoio ebraico, trasformato in botteghini per lo street food.

Poi è stata la volta, attraversato il ponte Father Bernatek, di visitare Podgórze, il ghetto ebraico di Cracovia. E’ poco dopo il ponte che sorgevano alte mura e il cancello che separavano il ghetto dal resto della città. Pare che le mura avessero forma di tomba ebraica.

Una delle vie che più rappresenta il ghetto è Ulika Wegirska, dove sono ancora visibili le vecchie capanne. I racconti legati al ghetto di Cracovia sono terribili: tra quelle mura vissero 18.000 persone che servivano come lavoratori per i vicini stabilimenti industriali nazisti. Dal 1942 furono costretti a vivere ammassati: la legge prevedeva 10 Ebrei a finestra, quindi in circa 60 metri quadrati. Le persone erano ridotte allo stremo, arrivarono a cibarsi di foglie, arbusti e trucioli. Secondo alcune fonti storiche all’interno dell’ospedale furono uccisi dalle SS 300 bambini. Luogo simbolico di Podgórze è sicuramente la piazza degli eroi con la sua toccante istallazione: una serie di sedie di metallo che rappresentano ognuna un migliaio di ebrei morti a Cracovia.

Da un lato della piazza c’è un piccolo edificio grigio oggi in semi abbandono: un tempo era il chekpoint. Dal lato opposto, in un edificio basso color bianco, c’era una farmacia di un non ebreo: lunico a cui fu permesso di restare nel ghetto. Fu lui stesso a resistere alle pressioni pur di rimanere in quel posto: cercò disperatamente di portare un po’ di sollievo e aiuto alle persone costrette a vivere lì, diventando testimone delle atrocità che venivano compiute. Alla fine ne parlò in un libro, Il farmacista del ghetto di Cracovia, che consigliamo come lettura.

Non lontano dalla piazza, attraversando la strada principale e proseguendo per una decina di minuti, c’è lex fabbrica di Shindler, oggi divenuta un museo con alcuni documenti e un paio di stanze (tra cui il suo ufficio) che mostrano com’erano all’epoca.Trasformata in memoriale nel 2010 negli ex locali della D.E.F. (Deutsche Emaillewaren-Fabrik), all’interno è possibile ripercorrere la storia della città durante il periodo di occupazione nazista, dal settembre del 1939 fino alla liberazione avvenuta grazie all’esercito sovietico nel 1945.