Bismillahi ar-Rahmani ar-Rahim (Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso)

L’intervento dell’Imam Nader Akkad della Grande Moschea di Roma tenuto a Fiuggi il 6 Settembre 2026 alla Giornata Europea della Cultura Ebraica.

Cari fratelli e sorelle, a tutti voi, alle autorità presenti e agli organizzatori della Fondazione Giuseppe Levi Pelloni e del Centro di studi ebraici Sha’ar Harahamim, rivolgo il mio saluto più cordiale e fraterno: Shalom, Salam, Pace a tutti voi. È per me un profondo onore partecipare a questa Giornata Europea della Cultura Ebraica qui a Fiuggi, un luogo che sa farsi testimone vivo di memoria, cultura e fraternità. Ringrazio di cuore lo storico Pino Pelloni, i colleghi relatori e tutti i presenti per questa preziosa occasione di incontro e per il generoso riconoscimento del Premio Menorah di Anticoli, che accetto con profonda commozione: non solo a titolo personale, ma come un impegno rinnovato e condiviso per la pace, la tolleranza e l’accoglienza reciproca.

Il tema scelto per questa edizione — L’Amore — non è soltanto un valore astratto o un sentimento individuale. Nell’Ebraismo, nel Cristianesimo e nell’Islam, l’Amore è un comandamento, un’azione concreta, una responsabilità etica verso il prossimo, verso lo straniero e verso il Creatore.

Quando guardiamo alla tradizione coranica, l’Amore divino si manifesta come una forza attiva che protegge, redime e trasforma. Vi è un episodio straordinario nel Sacro Corano che esprime con forza ineguagliabile la natura di questo Amore provvidenziale: il racconto della salvezza del piccolo Mosè (Musa, la pace sia su di lui). Di fronte al decreto di morte e al massacro orchestrato dal Faraone per impedire il compimento della profezia, la madre biologica di Mosè, mossa dalla fede e dall’amore, affida il suo neonato alle acque del fiume, chiedendo alla sorella di seguirne il corso da lontano. Ma è proprio nel cuore della dimora dell’oppressore che si compie il miracolo dell’accoglienza: Asia, la sposa del Faraone, raccoglie quel bambino e lo salva dalla morte.

Il Corano eleva Asia a modello universale di fede e di virtù per tutti i credenti, poiché con il suo gesto d’amore e di coraggio ha travalicato le barriere della tirannia per accogliere e custodire la vita. In questo toccante racconto, Dio rivolge a Mosè parole di immensa tenerezza e protezione, usando una formula che caratterizzerà tutta la sua esistenza:
بسم الله الرحمن الرحیم
»وألقیت علیك محبة مني ولتصنع على عیني«
«E ho riversato su di te il Mio Amore, affinché tu fossi plasmato e crescessi sotto i Miei occhi.» (Sura Ta-Ha, 20:39) Mosè viene salvato ed educato attraverso l’Amore che Dio ha infuso in lui e attorno a lui. È l’Amore divino che protegge il debole, che supera le ingiustizie e che unisce le mani di donne coraggiose — una madre biologica e una madre adottiva — per far fiorire la speranza dove vi era solo la minaccia della distruzione.

In questo racconto coranico su Mosè non troviamo solo un fatto storico o una narrazione profetica, ma le radici spirituali ed etiche che sorreggono l’intero edificio delle nostre tradizioni abramitiche.
Mosè (Musa) è una figura centrale e profondamente venerata nell’Ebraismo, nel Cristianesimo e nell’Islam: egli incarna il legame indissolubile e la radice comune che unisce le nostre fedi. La sua storia ci ricorda che l’Accoglienza dello Straniero e del Vulnerabile è un pilastro della nostra fede comune. Mosè, un neonato inerme e perseguitato, viene accolto e amato: questo ci insegna che il vero Amore abramitico si misura proprio dalla nostra capacità di proteggere chi è debole e di aprire le braccia all’altro.
L’Islam struttura questi valori attraverso concetti chiave che rappresentano veri e propri imperativi morali e teologici:

1. La conoscenza reciproca e la pluralità (Ta‘āruf)
Il Corano insegna che la diversità dei popoli, delle culture e delle fedi non è un incidente della storia, né una causa di scontro, ma un disegno divino volto all’arricchimento e al dialogo. Nel Sacro Corano, Dio dichiara:
بسم الله الرحمن الرحیم
»یا أیھا الناس إنا خلقناكم من ذكر وأنثى وجعلناكم شعوباً وقبائل لتعارفوا«

«O uomini! Vi abbiamo creati da un maschio e da una femmina e vi abbiamo costituiti in popoli e tribù affinché vi conosciate a vicenda [non per disprezzarvi].» (Sura Al-Hujurat, 49:13)
Il termine coranico Ta‘āruf va ben oltre la semplice tolleranza passiva: indica una conoscenza attiva, un dialogo profondo, un andare incontro all’altro per scoprire l’impronta del Creatore nella diversità dell’umanità.

2. La Compassione Misericordiosa (Rahmah)
L’accoglienza dello straniero e del debole si fonda sul principio della Rahmah (la misericordia compassionevole), attributo divino primario che ogni credente è chiamato a rispecchiare nel mondo. Un noto insegnamento del Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) racchiude questa fratellanza universale:
الراحمون یرحمھم الرحمن، ارحموا من في الارض یرحمكم من في السماء

«I misericordiosi ricevono la misericordia del Misericordioso. Siate misericordiosi con chi si trova sulla Terra, e Colui che è nei Cieli si mostrerà misericordioso verso di voi.» (Sunan al-Tirmidhi). Questa misericordia non si limita ai confini della propria comunità, ma abbraccia l’intera creazione.

3. La Giustizia (‘Adl), l’Eccellenza spirituale (Ihsān) e la Dignità umana.
Nel dialogo interreligioso e nell’etica abramitica, la giustizia non è un mero rispetto formale delle leggi, ma si sublima quando si unisce all’Ihsān — l’eccellenza nell’agire bene, la benevolenza sincera e il fare il bene oltre ciò che è stretto dovere. Il Corano esprime questo pilastro etico con straordinaria
chiarezza:
بسم الله الرحمن الرحیم
»إن الله یأمر بالعدل والإحسان وإیتاء ذي القربى وینھى عن الفحشاء والمنكر والبغي یعظكم لعلكم تذكرون«

«In verità, Dio ordina la giustizia (‘Adl*), la benevolenza (Ihsān) e la generosità verso i parenti, e proibisce la turpitudine, l’ingiustizia e l’oppressione. Egli vi esorta, affinché ve ne ricordiate.»* (Sura An-Nahl, 16:90)

Se il ‘Adl (la Giustizia) garantisce a ciascuno i propri diritti e protegge la dignità innata di ogni essere umano — secondo il versetto ولقد كرمنا بني آدم

«In verità abbiamo conferito dignità ai figli di Adamo» (Sura Al-Isra, 17:70) —, l’Ihsān ci spinge oltre: ci chiede di agire con amore, di fare il bene in modo disinteressato e di accogliere l’altro con generosità del cuore.

Tutti noi, ebrei, cristiani e musulmani, condividiamo la stessa discendenza da Adamo e la stessa eredità spirituale da Abramo (Ibrahim), il padre della fede, della generosità e dell’ospitalità incondizionata.
Oggi, mentre la cronaca internazionale ci pone di fronte a ferite alimentate dalle divisioni, dai conflitti e dalle radicalizzazioni, noi figli di Abramo abbiamo il dovere etico e spirituale di far prevalere la voce della ragione e dell’Amore.
La conoscenza autentica, lo studio e l’incontro reale — come quello che celebriamo oggi a Fiuggi — non sono semplici eventi formali, ma gesti di alta responsabilità sociale. L’accoglienza e la tolleranza non sono concessioni che facciamo all’altro, ma l’espressione più pura della nostra fedeltà ai comandamenti di Dio.

Ricevere oggi il Premio Menorah di Anticoli in questa cornice di dialogo ha per me un significato profondo. La Menorah è un simbolo millenario di luce e di speranza. Possa questa luce illuminare i nostri passi comuni, dissipare le tenebre dell’ignoranza e del pregiudizio, e guidarci verso un futuro in cui l’accoglienza e la tolleranza non siano sole parole, ma la prassi quotidiana delle nostre comunità.

Rinnovo la mia gratitudine agli organizzatori, a Pino Pelloni, ai nostri relatori: Paola Sonnino, Felice Vinci e Paola Franci, agli amici presenti Hasan Batal, Maria Elena Martini, Francesca Violo, alla comunità di Fiuggi e a tutti voi presenti. Continuiamo a camminare insieme, sostenuti dall’Amore divino che custodisce e protegge ogni essere umano.

Wa as-salamu alaykum wa rahmatullahi wa barakatuh. (E che la pace, la misericordia e le benedizioni di Dio siano con tutti voi.)

 


 

* Dr. Nader Akkad, PhD. Imam della Grande Moschea di Roma, Presidente del Consiglio EuroMediterraneo per il Dialogo, Copresidente Commissione internazionale Mariana Musulmano Cristiana della Pontificia Accademia Mariana Internationalis, Città del Vaticano.